Aristide Torrelli, fotografo fine art
Il mondo attraverso i miei obiettivi: luce, tecnica e visione

Il data center... in casa!

Dopo l’ultimo giro di uscite vediamo fotocamere da 24, 36, 50 megapixel, dei veri mostri per dimensioni dei file. E non credo che vengano utilizzate in modalità jpg ma certamente in raw, per tirare fuori il massimo dai file. Pensate che la Canon 5DR ha 50,6 megapixel e sforna file raw di dimensioni 8688 x 5792 che pesano circa 65 megabyte (MB) a 100 iso, per arrivare a 80 megabyte a 12800 iso! In confronto la mia 5D mark II (20 megapixel, vecchia ma certo non obsoleta se guardo le stampe che tiro fuori) sforna file da circa 25 MB. Ora non voglio tediarvi con la dimensione di stampa possibile e gli oltre 8000 pixel sul lato lungo e così via. Il problema che andremo a studiare è come gestire tanti file di tali dimensioni. E già, perché dopo due o tre sessioni di scatti vi ritroverete certamente con qualche centinaio di foto. Parliamo di circa 7 Gigabyte (GB, 1 GB = 1000 MB) a centinaio! Il mio archivio sfiora i 100mila file immagine. Limitiamoci a considerare due o tre anni di utilizzo, circa 15/20mila foto. Dovete conservare (e fare il backup) di 20000 x 65 MB = 1,3 Terabyte (TB, 1 TB = 1000 GB). Vabbè, esistono i dischi da 2, 3, 4 e pure 8 TB, sai che problema.



Fate click sul link. Verrete portati su Amazon. Tutti gli acquisti che fate su Amazon tramite il mio sito mi permetteranno di guadagnare qualcosa e continuare l'opera di divulgazione della fotografia in generale e quella digitale in particolare.


E no, il problema esiste perché se il disco si rompe perdete anni di lavoro. E poi mica vi fermate nella fotografia, no? Quelli sono solo tre anni, pensa in seguito, magari dopo 10 o 15 anni di scatti. E allora dovete proteggere i vostri dati importanti, il vostro archivio fotografico, ed avere anche un modo di espanderlo senza problemi in futuro. Come fare? Dotatevi di un sistema raid (sistema che permette che si rompa un disco senza compromettere i dati, vedi wikipedia) composto da due o quattro dischi e ricordate che un backup è fondamentale. Potete trovare tutti i dettagli nel mio libro sul backup. Ma perché, se ho un sistema raid mi serve anche un sistema di backup? Certo, mica penserete che un sistema raid sia eterno. Si può rompere l’elettronica, ve lo possono rubare, può cadere dal quinto piano, può essere colpito da un fulmine. Esistono certamente le soluzioni. Per esempio, se si rompe l’elettronica ma i dischi sono intatti, si compra un nuovo case, vi si inseriscono i dischi e il sistema dovrebbe riprendere a funzionare. Dico dovrebbe perché molti sistemi formattano i dischi appena inseriti e pertanto perdereste tutto. Insomma, un backup vi salva sempre.

Antelope Canyon


E io come ho fatto? Intanto sono partito con il digitale nel 2001, ma questo lo sapete (Biografia) e poi mi sono dovuto arrangiare studiando quel che facevano gli altri. Meno male che da buon ingegnere con specializzazione in informatica avevo una buona infarinatura. Ve la faccio breve. Il mio sistema di oggi:
Un DROBO con interfaccia Firewire con 7 TB di spazio su disco di cui 4,6 TB disponibili ed il resto utilizzato per protezione. Usa un raid evoluto Beyond raid, una cosa meglio di RAID 5, secondo DROBO).
Un DROBO con interfaccia USB con 7 TB di spazio su disco di cui 4,6 TB disponibili ed il resto utilizzato per protezione (anche questo è Beyond raid).
Entrambi sono collegati ad un iMac 5k per l’editing fotografico (il primo) e per backup (il secondo). Li tengo separati dal router della rete interna per evitare possibili intromissioni esterne e furti di immagine, anche se ho un firewall di protezione. Le due unità sono dedicate solo alla fotografia. Le unità DROBO sono di fascia alta e permettono di sostituire i dischi, anche per ampliarne la capacità, a sistema acceso. Il DROBO vi segnala che avete poco spazio residuo e vi chiede di inserire un disco più capiente in uno degli alloggiamenti, al posto di uno pieno. Poi aspettate (ore) che il sistema ricostruisca i dati e le ridondanze sulle unità disco.
Una Time Capsule, una unità router wireless di Apple con hard disc da 2 TB non protetti da guasto (un semplice hard disc).
Un NetGear ReadyNas equipaggiato con due dischi da 3 TB in configurazione raid 1 con accesso dall’esterno e cloud personale.
Entrambi sono collegati al router e disponibili a tutti i dispositivi connessi alla rete. In questo modo posso fare streaming video, audio e accesso a tutti i file (anche qualche immagine, se ce la metto sopra) che voglio condividere, anche dall’esterno della mia rete, ad esempio tramite una connessione internet in nord america!
Un DAS TerraMaster da 6 TB (3 TB + 3 TB raid 1). DAS vuol dire Direct Attached Storage, cioè l'unità equivale a un "discone" da 3 TB protetto e che si connette direttamente al computer mediante porta USB 3. Lo uso per spostare grosse moli di dati tramite porta usb. A volte, per spostare un paio di TB è meglio usare una connessione USB 3 che la rete, anche se si tratta di una gigabit ethernet o una 802.11 ac (velocità maggiore di 1 GB/s).


Fate click sul link. Verrete portati su Amazon. Tutti gli acquisti che fate su Amazon tramite il mio sito mi permetteranno di guadagnare qualcosa e continuare l'opera di divulgazione della fotografia in generale e quella digitale in particolare.


Vi starete chiedendo perché nel titolo ho usato la parola data center. Semplice, la struttura è molto simile, con dischi che contengono grosse quantità di dati (grosse rispetto al solito, TB rispetto ai GB in casa, molto di più nei veri data center), unità di elaborazione (computer) che offrono servizi esterni (ho un cloud personale con accesso esterno ai dati) e interni (streaming video e audio) simili ai server su cui girano i siti web ospitati o le varie app delle aziende, una connessione alla rete internet (una fibra a 100 Mb/s per me, tantissimo di più per i data center e le loro sale telecomunicazioni). Ovviamente io sono attaccato alla rete mediante un internet service provider (ISP). Un data center è, di solito, di proprietà di un ISP ed è attaccato alla rete mondiale dei gestori del trasporto di telecomunicazioni come, ad esempio, Akamai. Ma è così necessario? Se siete fotografi evoluti e volete conservare e mantenere le vostre immagini, sicuramente si. Un piccolo sforzo iniziale vi risparmierà tempo e fatica in seguito. E anche tante preoccupazioni. Una ultima riflessione. Qualcuno potrebbe pensare di fare il backup su una serie di DVD, in fondo si trovano a pochi soldi. Il problema è che i DVD sono dei media digitali, il che significa che o sono perfetti o sono corrotti. Certo, la degradazione di un DVD è graduale e non ce ne accorgiamo finché non raggiunge un livello tale che i dati non sono più leggibili perché superano le capacità di correzione d’errore di un DVD. Sul mercato non ce ne sono molti che siano affidabili per un’archiviazione di lunga durata. Anni fa la rivista tedesca C’t Magazin (vedi chi sono su Wikipedia) mostrò che solo un tipo di DVD-R aveva una durata superiore ai 20 anni. Ovviamente le prove furono più brevi di 20 anni e i dati sono stati interpolati. Che significa? Che non conviene usare i DVD. Intanto perché ogni backup ne occuperebbe tantissimi (un DVD contiene circa 4 GB di dati perciò il backup di 1 TB occupa 250 DVD) e poi, dopo una ventina o trentina d’anni, non sarebbero più leggibili. Consideriamo poi il costo di ogni backup ed ecco la non convenienza. Un disco dura tanto, specie se non è lasciato acceso in continuazione e comunque, in un sistema raid, si può cambiare se si rompe.

Aiutatemi ad aiutarvi

Vi è piaciuto il tutorial? Lo avete trovato utile? Se il mio sito è per voi utile come un libro che avreste dovuto comprare o un workshop che avreste dovuto frequentare, pagando, allora permettetemi di continuare ad aiutare tutti. Se non lo avete ancora fatto, fatelo adesso. E' bello che ci siano persone come voi che mi permettono di continuare ad aggiungere conoscenza al sito. Grazie.


Politica per la privacy e i cookies del sito

©2006 - Aristide Torrelli