Aristide Torrelli, fotografo fine art
Il mondo attraverso i miei obiettivi: luce, tecnica e visione

Moab, la strada meno battuta



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Circa un milione e mezzo di visitatori ogni anno passa per Moab, Utah, per visitare Arches National Park. Più o meno la metà passa un altro giorno visitando la vicina area di Canyonlands NP chiamata Islands in the Sky (dati del National Park Service). La bellezza di questi due parchi è quella di offrire un’esperienza sensazionale del sudovest desertico degli USA con tutte le attrazioni principali entro poche centinaia di metri dal parcheggio per l’auto.

Tuttavia, per quanto belle queste aree siano, vi offrono poca solitudine, quella solitudine che si prova nel deserto e che tanto bene ha descritto Edward Abbey nel suo Desert Solitaire: A season in the Wilderness (Deserto solitario: una stagione nei territori selvaggi, che vi consiglio di leggere, se siete appassionati di questi posti. Lo trovate tra i link a Amazon).

Abbey, nel ‘56 e nel ’57, da aprile a settembre, lavorò come ranger stagionale a Arches. A quei tempi non c’era il traffico turistico di oggi e molta parte del parco non era nemmeno accessibile come possiamo fare adesso. Perciò Abbey poteva scrivere: “Gli uomini vanno e vengono, le città crescono e cadono, intere civiltà appaiono e scompaiono, la terra rimane, solo leggermente modificata. Rimane la terra, e la bellezza che spezza il cuore dove non ci sono cuori da spezzare… Talvolta scelgo di pensare, senza dubbio perversamente, che l’uomo è un sogno, il pensiero un’illusione, e solo la roccia è reale. La roccia e il sole.”

Nascosti non lontano dal centro di Moab ci sono molti posti dove le rocce sono reali e raccontano una storia di uomini che sono venuti e se ne sono andati. Uno di questi posti è Kane Creek. Come faccio a saperlo? Me lo ha raccontato un vecchio saggio indiano… No, purtroppo, anche se mi sarebbe piaciuto. Durante una delle mie visite, navigando su Discovermoab.com, mi sono imbattuto in una sezione intitolata Rock Art, arte sulle rocce, come vengono chiamati i petroglifi e i pittogrammi in inglese. Rock Art si usa in archeologia per indicare dei segni fatti dall’uomo su pietre naturali. Ne esistono di due tipi, petroglifi e pittogrammi, come detto. I petroglifi sono incisioni sulla superficie delle pietre. I pittogrammi, invece, sono dipinti sulla roccia. Trattate l’arte sulle rocce come fosse un dipinto in un museo, anche perché sono protetti da alcune leggi (Archaeological Resources Protection Act del 1979 e Antiquities Act del 1906) e gli americani, si sa, stanno molto attenti a queste cose. Sono risorse culturali fragili e non rinnovabili, perciò non toccateli. Fotografateli, ma non alterateli o danneggiateli in alcun modo.

In questa epoca di internet e diffusione capillare delle informazioni, possiamo trovare tutto quello che ci serve, a parte una cosa: la volontà di andarci. E già, perché tutti passano per Arches e poi vanno a mangiare o a passeggiare per la Main Street di Moab e magari visitano pure la galleria di Tom Till, noto paesaggista del sudovest. Ben pochi si fanno richiamare dai petroglifi e questo fa si che la zona che sto per descrivervi sia veramente solitaria, lontana dai milioni di persone che affollano Arches e Canyonlands. Questa mappa è presa da Discovermoab.com:

Mappa dell'arte rupestre, Moab

La maggior parte dell’arte rupestre a Kane Creek si può vedere dalla strada o con una breve passeggiata. La strada è percorribile per tutti i veicoli, state solo attenti se ha appena piovuto perché potrebbe essere fangosa. Dovete imboccare Kane Creek Blvd, si trova tra il McDonald's e Burger King, sulla 191. Seguite Kane Creek Blvd mentre curva finché non si biforca (NON girate a destra sulla 500 West), continuate a seguire la strada mentre è dritta e poi curva a sinistra. Kane Creek Blvd South, fuori Moab, inizialmente segue il fiume Colorado, parallela a Potash Road (altri petroglifi) per circa 7,5 miglia (vedi immagine). Poi diventa una strada sterrata che potete seguire fino a Kane Creek Canyon. Quando la strada diventa sterrata, inizia a curvare a sinistra e c’è un parcheggio di fronte a voi, avete raggiunto il punto di partenza per Kane Creek Canyon. Circa 5 miglia fuori città piega a sinistra, diventa sterrata e cambia nome in Kane Springs Road. Questa zona è raramente visitata dal turista occasionale e ha alcuni segreti per i pochi che ci arrivano.

Amasa back trail, Moab

Potete accostare dopo circa un miglio che avete imboccato Kane Springs Road. Questo piccolo parcheggio è l’inizio dell’Amasa Back Bike Trail. Guardate al di là del ruscello, al monolite di arenaria che c’è. Più o meno a metà altezza, c’è un’alcova che somiglia a un occhio. Lì c’è il famoso “Pannello del Gufo” (Owl Panel).

Owl panel, Moab

Se volete salire, fate attenzione, potreste farvi male alle caviglie (storte, distorsioni…). Andate su con un’altra persona, l’ostacolo non è scalare le rocce ma… trovare la strada. 300 metri dopo dove avete parcheggiato, troverete un altro pannello interessante, "The Birthing Panel". Si vede una donna che da alla luce un bambino e una specie di sciamano che supervisiona il tutto.

The Birthing panel, Moab

Alcune rocce sono state decorate con motivi geometrici tipo croci, rettangoli, cerchi, spirali… Su altre sembra esserci una forma di scrittura, in ogni caso non ne conosciamo il significato. La cosa da tenere sempre a mente è che non ci importa del significato letterale ma che stiamo osservando qualcosa che ci è stato lasciato da chi abitava quest’area centinaia di anni fa. Ogni tanto incontrerete delle strade sterrate tipo quella che porta al sentiero “Moab Rim” che poi riconduce sulla Route 191. Affrontate queste sterrate solo se avete una 4x4 e state sempre fuori dalle strade segnalate come “Proprietà Privata” oppure “Accesso vietato”.




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